L’Italia un paese di persone armate? Risulta difficile credere che il nostro paese possa seguire l’esempio degli Stati Uniti d’America, paese dove la “sicurezza” assicurata dalle pistole è arrivata ben prima di quella che uno Stato dovrebbe assicurare ai propri cittadini. Il nostro paese difficilmente arriverà a quel livello di confidenza con le armi da fuoco, e pur vero che gli ultimi passi sono stati mossi in quella direzione.

Con la Lega di Matteo Salvini al governo, partito notoriamente a favore di una maggior libertà nell’utilizzo delle armi, sono già arrivati la riforma della legittima difesa e una proposta per facilitare la vendita di pistole e fucili.

Acquistare un’arma

Ad oggi per prendere possesso di un’arma in Italia serve un’autorizzazione della polizia in forma di licenza di porto d’armi o nulla osta per chi riceve lo strumento da un parente o da un privato. Entrati in possesso dell’arma si deve subito provvedere a denunciarla in Questura o presso i carabinieri, specificando dove sarà detenuta l’arma (anche la posizione specifica all’interno dell’abitazione). Chiaramente l’unico spostamento fattibile con l’arma, senza lo specifico permesso, è dal negozio al proprio domicilio.

Con l’attuale legge c’è la possibilità di acquistare un’arma a partire dai 7,5 joule in giù senza necessità di porto d’armi. Il joule è un’unità di misura per calcolare la forza di fuoruscita del proiettile dalla canna dell’arma, al di sotto di 7,5 troviamo per la maggior parte armi ad area compressa, raramente letali e solo in particolari condizioni (come un colpo da brevissima distanza). La proposta della Lega è quella di raddoppiare il limite a 15 joule, provvedimento che finirebbe per includere armi più efficaci nel range dell’acquisto libero, ma si tratta ancora solo di una proposta.

Conservare un’arma

Senza i giusti permessi la pistola che abbiamo acquistato deve restare in casa a baluardo della nostra sicurezza. Ovviamente va conservata in maniera opportuna in modo che da strumento di difesa non possa diventare uno strumento di offesa verso noi e gli altri. La legge non specifica però un modo esatto per conservare l’arma, secondo l’art. 20 della Legge n. 110 del 1975 la custodia di un’arma propria deve avvenire “con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica”. Cosa vuol dire questo nello specifico?

Per essere più specifici dobbiamo fare riferimento alle più recenti sentenze della Corte di Cassazione sulla materia in questione. La sentenza n. 13570 del 20 marzo 2017 si riferisce al caso di un uomo che era stato ritenuto colpevole dal tribunale di tenere la propria arma in maniera incongrua. Il soggetto teneva l’arma sotto il materasso, il caricatore e le munizioni in stanze diverse, in più viveva da solo in una casa lontano dal centro abitato, con cancello e porta blindata. Alla luce di tutto questo i supremi giudici hanno ritenuto che il reato non sussistesse e che l’arma fosse detenuta in modo congruo.

Detenere più di un’arma

In linea di massima possiamo dire che per detenere correttamente un’arma in casa l’unica cosa da fare assolutamente (oltre a tenere scarica l’arma) è non metterla in bella mostra. Anche qui c’è un ma: esistono degli armadi blindati portafucili che sono realizzati in vetro temperato (qui l’esempio di un modello sul mercato) e che quindi offrono una soluzione sicura ma di design. In generale gli armadietti blindati sono una delle soluzioni migliori per evitare di tenere un’arma nel comodino o doverne dislocare pezzi e munizioni per tutta casa. Ricordiamo, inoltre, che un porto d’armi non è valido solo per un’arma singola ma con esso si possono detenere:

  • 3 armi comuni da sparo;
  • 6 armi classificate a uso sportivo sia lunghe che corte;
  • un numero illimitato di fucili e carabine con calibro e funzionamento indicati nell’art. 13 della legge 157 del 1992;
  • 8 armi complessive tra: antiche di importanza storica prodotte prima del 1890 o con avancarica originali; artistiche che presentano particolari finiture o fattezze come ricami in oro o pietre preziose; rare che siano in un numero limitato di esemplari: può esserlo anche la singola arma legata a un particolare evento o personaggio storico (D.M. 14 aprile 1982);
  • 200 cartucce per arma comune (art. 97 Regolamento Tulps);
  • 1.500 cartucce per fucili da caccia (art. 97 Regolamento Tulps);
  • 5 chili di polveri da caricamento.

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