La Kava o il Kava (o Yaqona o Sakau o Kawa Kawa) è una bevanda antichissima, a base di un’erba (Piper Methysticum), molto gradita alle famiglie reali del Pacifico del Sud. Si pensa sia originaria della Melanesia, anche se è da molto tempo radicata anche nelle isole della Polinesia. Anche se è stata bevuta per secoli dagli isolani, soltanto durante il viaggio del capitano Cook nel Pacifico nel 1768-1771 l’ uomo bianco è venuto a conoscenza della pianta e del relativo consumo nelle cerimonie sacre. Una bevanda calmante dagli effetti medicinali provati, che combatte l’ansia e l’affaticamento in modo naturale. I principi attivi di questo antideprimente combattono i pensieri cupi e portano in una felice condizione di calma e tranquillità. La Kava è straordinaria per il trattamento di alcune emicranie e crampi muscolari e soprattutto rilassa il corpo.
Questa bevanda tradizionale svolge ancora un ruolo chiave nelle società Fijane, Samoane e Tongane.
La pianta fa parte della famiglia del pepe nero, il cui principio attivo si chiama kavalattina e si trova concentrato nelle radici. Le radici asciugate vengono pestate sino a ridurle in polvere che ora viene venduta anche in sacchetti nei supermercati locali o spedita in tutto il mondo da ditte specializzate.
Quando gli Europei stabilirono i primi contatti con le isole del Sud-Pacifico nella prima metà del diciottesimo secolo,  scoprirono che la Kava svolgeva un ruolo centrale nella vita politica, sociale e religiosa degli isolani.

Un certo numero di produttori e di studiosi hanno tentato di descrivere questa pianta e le relative proprietà, dando origine alle varie teorie sugli antichi e moderni usi. Molte scrittori hanno esaminato il ruolo culturale della Kava, influenzato purtroppo oggi dall’uso ed abuso dell’ alcool.
La Kava è così radicata in Oceania che può essere vista come un frammento di cultura che collega tutte le genti del Pacifico attraverso migliaia di miglia di oceano. Si pensa che abbia un ruolo sociologico paragonabile all’ uso di peyote in molte tribù native dell’America, o al masticare della coca in Perù o ancora all’ uso di oppio il Medio Oriente ed in Asia. Anche se l’ uso della Kava è diminuito a causa delle proibizioni dei missionari e all’introduzione degli  alcolici,  (prima sconosciuti in Oceania),  è ancora largamente consumata,  particolarmente in Polinesia occidentale sia durante le cerimonie convenzionali che informali. Ultimamente l’interesse per la Kava è molto aumentato poichè dopo l’indipendenza politica dall’Inghilterra si cerca di far rivivere le tradizioni etniche, che erano state soffocate dai missionari e dalla colonizzazione. La bevanda della Kava mantiene dunque una posizione importante come bevanda sociale, come medicina per vari malattie e come rilassante in isole come le le Fiji, Tonga e Samoa.

La Kava è stato usata in tutta l’ Oceania per calmare i nervi, indurre il rilassamento ed il sonno e combattere l’ affaticamento. Era bevuta per purificare gli apparati urinari, per dimagrire e per alleviare l’ asma e i reumatismi. Si pensava che la Kava fosse un toccasana per emicranie, spasmi e per calmare la sifilide ed la gonorrea. Ancora oggi molti isolani credono che la Kava ristabilisca la resistenza fisica,  sia afrodisiaca e lenisca i dolori di stomaco e molte altre indisposizioni. Oltre che bere la radice pestata, il kava è usata anche per purificare gli ambienti La sua attività ansiolitica e sedativa è particolarmente utile in soggetti con stato di ansia e tensione emotiva, con manifesta difficoltà ad addormentarsi, tremori, ipereccitabilità, tensioni, muscolari, tic nervosi, etc. Questa pianta non sembra che possa modificare in senso depressivo la vigilanza, come invece fanno i sedativi di sintesi. Un altro effetto della Kava, svolto a livello di sistema nervoso centrale,è quello di rilassare la muscolatura. Può provocare disturbi della pelle o allergie cutanee, che però scompaiono rapidamente dopo la sospensione dell’assunzione. Può aumentare l’effetto di quasi tutti gli psico-farmaci ed esaltare gli effetti dell’alcol sull’organismo. È sconsigliata l’assunzione durante la gravidanza.

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