La puntata di Report sulla cosmesi bio e i “biofurbi”, con tutte le sue imprecisioni tecniche, è stata giudicata rapidamente già nei primi minuti dopo la messa in onda, con una reazione così repentina da lasciare una sensazione di “scampato pericolo”. Iniziata con i presupposti migliori (ma con opportune omissioni), si è conclusa sollevando un polverone sull’utilizzo a sproposito del termine “bio” e “naturale” nelle etichette di prodotti di bellezza, effetto conseguente della mancanza di un regolamento unitario in materia cosmetica, come hanno puntualizzato alcuni intervistati.
Proprio la mancanza di uno standard europeo è stato l’argomento maggiormente usato per derubricare come “irricevibile” l’affastellamento di immagini contraddittorie e inevitabili imbarazzi contenuti nel servizio, che ha chiuso la parte dedicata all’ agricoltura biologica della puntata del programma. Il sottotesto allusivo, in un mercato composto mediamente da consumatori critici e attenti, è il danno principale i cui effetti potranno essere valutati solo nel prossimo futuro.
Le tendenze di mercato attuali per i prodotti naturali di bellezza, come spiegano le analisi che Vivaness, il salone dedicato alla cosmesi certificata contemporaneo al Biofach di Norimberga, indicano un’ evoluzione positiva per i prossimi anni.
L’istituto di ricerche GfK, su incarico proprio di “Natrue” ha condotto un’ampia ricerca tra i consumatori in Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia e Svezia, i cui dati si possono leggere nel documento “Exploring the territory of natural and organic cosmetics”. Il 45 % delle persone intervistate conferma di essere spinta all’acquisto di questi prodotti da motivazioni ambientali. Il benessere degli animali, i processi produttivi e fattori come il riciclaggio delle confezioni usate e dei contenitori sono aspetti importanti specialmente nelle fasce d’età dai 45 ai 54 anni e dai 55 ai 64 anni (51% e 49%). Poco meno di un terzo delle persone intervistate (il 29%), si cautela da eventuali rischi per la propria salute e per questo presta molta attenzione all’ingredientistica. Il 21% (tra queste il 30% nella fascia d’età da 25 a 34 anni) dichiara che la cosmesi naturale e biologica è parte di uno stile di vita sano e naturale.
A differenza di quanto suggerito dalla parte dedicata alla cosmesi della puntata di Report, lo studio di Natrue evidenzia che la maggioranza conosce la distinzione tra “naturale” e “biologico” (ma solo il 30% delle consumatrici tedesche è in grado di spiegarlo precisamente); il 90% ha dichiarato di non essere favorevole né all’uso di ingredienti geneticamente modificati né a quello di sostanze artificiali nella cosmesi naturale e biologica.
La qualità dell’offerta è una condizione fondamentale per far fronte a questa diffusa richiesta di prodotti. La penetrazione del mercato, la disponibilità e la reputazione dei marchi sono in costante aumento, dicono in Germania, dove emerge l’ impegno di chi propone prodotti innovativi e allarga la distribuzione a vantaggio dell’intero settore. Ma anche dove, forse, i consumatori non sarebbero in grado di comprendere i distinguo e le giustificazioni di natura legale, soprattutto in un momento di forte sfiducia verso tutto ciò che appare burocratico.

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