Seguendo il ragionamento dell’architetto statunitense J.E. Gordon – pubblicato nel suo libro The Science of  Structures and Materials – possiamo comprendere le ragioni per le quali il bambù è stato definito come “l’acciaio vegetale”. ll bambù consente di realizzare strutture eccezionalmente leggere, ovvero minimizzando la quantità di materiale a parità di resistenza meccanica rispetto ai materiali convenzionali come: l’abete rosso, l’alluminio, il Kevlar e l’acciaio. Tale criterio progettuale risulta estremamente sostenibile, ovvero diametralmente opposto a quello, da tempo consolidato, di sovradimensionare le strutture aggiungendo molto materiale rispetto al quale poi vengono anche computate le parcelle dei progettisti! Ritornando al nocciolo della questione, possiamo tranquillamente affermare che la resistenza agli sforzi dipende dalla struttura intrinseca, interatomica, del materiale e dunque non solo dalla geometria della sezione resistente (o momento d’inerzia). Con l’analisi fotoelastica di modelli trasparenti, bidimensionali o tridimensionali, di sezioni strutturali soggette a carichi statici in zone ben definite, è possibile distinguere le aree che non lavorano, o scariche, che non inficerebbero la stabilità della struttura se venissero eliminate.                                                                                                                           L’architetto statunitense Richard Buckminster Fuller (Massachusetts: 1895-1983) focalizzò i sui esperimenti sul bambù in quanto, essendo una risorsa rapidamente rinnovabile ed economica, lo riteneva la migliore alternativa sostenibile, quindi un materiale da costruzione ideale al quale ispirarsi per progettare massimizzando il rapporto tra resistenza e massa. Per tali motivi, Fuller è ancora oggi considerato un visionario e pioniere della sperimentazione di strutture leggere tese al raggiungimento della perfezione sviluppata da Madre Natura mediante il processo di selezione. Profondamente consapevole delle risorse limitate del nostro Pianeta, egli dedicò gran parte della sua carriera ad inventare abitazioni sostenibili universali. Ideò una cupola geodetica per risolvere la crisi degli alloggi del dopoguerra influenzando molti strutturisti dell’epoca ma anche odierni. Egli stesso sperimentò, assieme alla sua famiglia, il comfort della geodetic dome a Carbondale vivendoci per diversi lustri. Dal disegno e dalle foto, qui pubblicate, possiamo farci un’idea di quanto fosse avanguardistico il suo progetto a quei tempi.Grazie al restauro messo a punto dal gruppo RBF Dome NFP, la casa di Fuller esiste ancora oggi, registrata come monumento storico nazionale è quindi aperta al pubblico per essere studiata. Nel 1986, la concezione tecnologica di Fuller influenzò il brevetto industriale della American Ingenuity di Rockledge, conseguito in Florida per la costruzione di una cupola geodetica in cemento armato, caratterizzata dalla particolarità di essere sostenuta da pannelli triangolari laminati in EPS e rivestita internamente con cartongesso. Il brevetto sostanzialmente riguardava un sistema di prefabbricazione completo di un kit per l’autocostruzione semplice, veloce e relativamente economica, da parte dell’utente della propria casa geodetica.                                                                                                                                          L’architetto e ingegnere strutturista tedesco Frei Paul Otto (Chemnitz: 1925) dopo la seconda guerra mondiale -durante la quale prestò servizio come pilota di caccia della Luftwaffe- riprese i suoi studi universitari e trascorse qualche tempo negli Stati Uniti, dove lavorò come docente entrando in contatto con i padri dell’architettura moderna come: Frank Lyod Wright, Mies van der Rohe e Buckminster Fuller. Nel 1964 fondò l’Istituto per le strutture leggere (IL) presso l’Università di Stoccarda, dove iniziò ad analizzare le proprietà del bambù. La sua ricerca culminò con la pubblicazione, nel 1985, del libro IL 31 Bamboo. Grazie alla progettazione della straordinaria tensostruttura del parco inaugurato nel 1972 a Monaco di Baviera per i Giochi olimpici estivi il tecnologo si è guadagnato l’attenzione internazionale.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here