Mi trovo spesso coinvolta in conversazioni che riguardano, in modo più o meno diretto, la Celiachia! Mi rendo conto, nel momento in cui interagisco con le persone coinvolte in tali conversazioni, che, pur essendo celiache, hanno ancora molta confusione riguardo la loro patologia. Spesso, molti medici, dopo la diagnosi, abbandonano la “volontà” di spiegare bene cosa è in effetti la “celiachia”. Sono informazioni preziose, perchè permettono ai celiaci stessi di assumere consapevolezza, in merito alla loro problematica. Cominciamo oggi a spiegare, in modo semplice, le caratteristiche di questa patologia e a raccontarne un po’ di “storia” (quale è la sua origine e perchè si è manifestata), in modo che, anche i bambini, possano portare a scuola materiale interessante, su cui far riflettere compagni e insegnanti. Ovviamente è solo una prima parte dell’approfondimento che vi proponiamo, con immenso piacere!

La celiachia, definita anche “sprue” o enteropatia da glutine, è una malattia immunomediata, scatenata dall‟ingestione di glutine che, in soggetti geneticamente predisposti, determina un processo infiammatorio che porta a lesioni della mucosa dell‟intestino tenue, con conseguente malassorbimento e manifestazioni extraintestinali. Il glutine è un composto proteico contenuto nelle farine derivanti dai cereali ed è costituito dalle proteine glutenina e gliadina. Quest‟ultima è la frazione in grado di evocare l‟abnorme risposta immunitaria che determina la patologia.

Grazie alle sue proprietà visco-elastiche, il glutine è ampiamente usato nell‟industria alimentare: non solo per la produzione di pane, pasta e prodotti da forno, ma anche in altri alimenti quali condimenti già pronti, salse, zuppe o stuzzichini salati. Ci sono, tuttavia, molti cibi naturalmente privi di glutine quali, ad esempio, il latte e i suoi derivati, frutta e verdura fresche, frutta secca, carne, uova, pesce, legumi, mais, riso e grano saraceno.
Le possibili origini della celiachia non sono ancora note, tuttavia si ipotizza che sia stata l‟introduzione del glutine nella dieta, a seguito della scoperta dell‟agricoltura e quindi della coltivazione dei cereali, a determinare la comparsa della patologia. Il primo accenno alla celiachia risale al I secolo d.C., quando Aulo Cornelio Celso, medico romano, introdusse il termine koiliakos (dal greco: coloro che soffrono negli intestini) per indicare malattie intestinali con diarrea incoercibile. In seguito, nel II secolo d.C, anche Areteo di Cappadocia,medico greco, nel suo scritto “Diatesi celiaca”(“alterazione intestinale”), descrisse per la prima volta soggetti affetti da celiachia, sia adulti che bambini, che presentavano sintomi quali steatorrea, perdita di peso e pallore.

Si dovette poi aspettare fino al 1888 per avere la prima definizione di malattia celiaca come “sindrome da malassorbimento intestinale”, grazie a Samuel Gee medico pediatra britannico, nel suo lavoro dal titolo “The Coeliac Affection”. Egli, pur non avendo piena conoscenza delle cause, individuò nella dieta priva di farinacei una possibilità di terapia. Negli anni ‟50 del XX secolo, il medico olandese Willem Karel Dicke riuscì a dimostrare il ruolo eziologico del glutine nella patogenesi della celiachia. Egli, infatti, osservò che durante la seconda guerra mondiale, i bambini che soffrivano di diarrea cronica associata a malassorbimento intestinale, sintomi tipici della malattia celiaca, migliorarono notevolmente quando, a causa del conflitto, ci fu il cosiddetto “inverno digiuno” (1944-1945) in cui, venendo a mancare le scorte di farina e frumento, i piccoli pazienti venivano sfamati con patate, banane ed altri alimenti inconsueti tra cui i bulbi di tulipano. Terminata la guerra, con il ritorno alla normalità alimentare, Dicke notò il ripresentarsi dei sintomi.

Grazie a questa brillante osservazione, egli giunse all‟identificazione del glutine come causa della celiachia.Nel 1954 venne descritta per la prima volta la presenza di atrofia dei villi con ipertrofiadelle cripte, mentre a metà degli anni „60 venne suggerita un’ereditarietà autosomica dominante con penetranza incompleta. Inizialmente, laceliachia era una malattia che poteva essere diagnosticata solo dopo lamorte, facendo l‟autopsia ed esaminando la mucosa intestinale. Successivamente, l‟introduzione della tecnica bioptica che consentiva di prelevare ed esaminare la mucosa digiuno duodenale, ha permesso la diagnosi anche nei soggetti in vita. In seguito si sono diffusi test sierologici basati sull‟utilizzo di anticorpi sufficientemente sensibili e specifici, che hanno permesso di semplificare l‟iter diagnostico. Dalla fine degli anni ’80 e nel corso degli anni ‟90 venne scoperto il ruolo del complesso maggiore di istocompatibilità e della transglutamminasi tissutale nella patogenesi della celiachia

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